> giussani.com
  
Homepage
Articles
NYT Columns
Biography
About this site
Contact


 > Books/Libri
  
Roam
Senza Fili
Storia di @
  

copyright
1994-2006
bruno giussani
all rights reserved

www.giussani.com/articles


Bruno Giussani - Articles on Technology and Economy
(Articles on Politics and Society: follow this link)

L'ombra digitale e il bisogno di dimenticare

Le tracce che lasciamo camminando sulla sabbia digitale sono eterne: perchè dobbiamo imparare a "dimenticarle"

di Bruno Giussani
4 febbraio 2007

Probabilmente "dovremo iniziare ad accettare l'idea che quando eravamo giovani abbiamo tutti detto e fatto stupidaggini - e dovremmo concederci un po' di margine". Parole di Dan Gillmor, autore di "We, the Media" e guru americano degli impatti sociali delle nuove tecnologie della comunicazione. Eravamo a pranzo, durante una recente conferenza a Helsinki. La discussione verteva sul fatto che il mondo digitale sta sempre più diventando un'ombra del mondo reale - e che quell'ombra, una volta apparsa nella vita di qualcuno, è destinata a rimanervi per sempre.

Mi spiego: il nostro sistema politico e sociale è costruito su un contesto informativo emerso dall'era industriale, e non è adattato all'avvento dell'era digitale (la cosiddetta "società dell'informazione"). Pensiamo per esempio al fatto che fra dieci o quindici anni, molte delle persone che entreranno nella vita politica sono quelle che oggi hanno dei siti web individuali, dei "blog", delle pagine personali su "reti sociali" come MySpace (popolarissima fra gli adolescenti: oltre 100 milioni di utilizzatori - se siete un genitore chiedete ai vostri figli se hanno una pagina su Myspace, e se vi rispondono di sì, chiedete loro di mostrarvela e di mostrarvi quelle dei loro amici). Spesso pubblicano opinioni, pensieri, vanterie, fotografie e dettagli anche molto intimi della loro vita quotidiana. Fra quindici anni, uno di loro si candiderà a sindaco e un'altra aspirerà a un seggo in parlamento eccetera, e lì fuori, nella vasta rete, ci saranno molti cascami imbarazzanti, o anche peggio, che avevano affidato volontariamente anni prima all'Internet, quasi fosse un diario privato. Questo discorso, sia detto fra parentesi, è valido anche per la ricerca di lavoro - molte imprese fanno sistematicamente ricerche sull'Internet nell'ambito della valutazione dei candidati ad un impiego - e si applica anche ad un contesto sociale più vasto.

Certo, possiamo sempre schiacciare il tasto "cancella", sopprimere "files" e interi siti web. Possiamo anche distruggere fisicamente un computer. Ma le informazioni in formato digitale hanno una caratteristica molto seccante: sono tendenzialmente indistruttibili. Nel viaggio fra il nostro computer e il blog o la pagina web dove saranno pubblicate infatti transitano attraverso molti altri computers ("routers" e "servers"); la stessa cosa succede ai messaggi e-mail; molti fanno copie di salvaguardia, compresi gli operatori; ci sono molte copie in giro su CD e chiavette USB; amici (e nemici) spesso copiano e ri-pubblicano e citano e ricompongono; alcuni di questi testi e immagini sono "aggregati" da speciali software per facilitarne la lettura; ci sono archivi dell'Internet che "fotografano" ad intervalli regolari tutto il contenuto della rete per fare in modo che non vada perso (le pagine web di oggi sono le fonti della ricerca storica di domani); eccetera.

Come dice lo scrittore John Battelle, autore di un ottimo libro sulla storia del sistema di ricerca Google ("The Search"): "Viviamo in rete, ma non ne abbiamo ancora veramente misurato le conseguenze. Una di queste conseguenze è che le tracce che lasciamo camminando sulla sabbia digitale sono eterne".

E' per questa ragione che, come suggerisce Dan Gillmor, dobbiamo iniziare a sviluppare la capacità culturale e sociale di "dimenticare" - in modo che se abbiamo detto o scritto qualcosa di stupido in un lontano passato, a meno che non si tratti di qualcosa di criminale, non dovrebbe riflettere negativamente su chi siamo oggi. Altrimenti, sarà sempre più difficile mantenere un sistema politico funzionante.

(copyright 2007 Bruno Giussani)
Back to the articles archive