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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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Alinghi vince, e non sono solo soldi

L'impresa del team svizzero alla America's Cup dice che è possibile vincere sul mare senza avere un mare: che nessun progetto è troppo ambizioso.

di Bruno Giussani
9 marzo 2003

Uno sta sveglio fino a metà della notte guardando in televisione una bella gara fra barche a vela che si sta svolgendo all'altro capo del mondo. La barca svizzera s'impone trionfalmente. Una piccola nazione senza mare vince la più importante regata del mondo e porta la Coppa America in Europa per la prima volta dopo un secolo e mezzo. Magnifico! Stupefacente!

Il mattino seguente legge i giornali e vi ritrova tutte quelle sensazioni: soddisfazione, fierezza, fiducia, passione. "Alinghi ispira la Svizzera" (Tages-Anzeiger); "Alinghi regina del mare" (La Repubblica); "Ernesto, il nuovo eroe degli svizzeri" (Le Matin).

Poi parla con amici e colleghi, con persone incontrate al bar o in treno, scambia e-mail con conoscenti, e del "nuovo eroe" rimangono solo coriandoli. Lo fanno a pezzi. Tutti. I più gentili premettono che "quel che hanno fatto è incredibile", ma solo per meglio introdurre un "è solo perchè avevano tutti quei soldi.". Gli altri vanno giù diretti su Ernesto Bertarelli, il patron di Alinghi: è "solo un figlio di papà". Sul team: "comunque sono tutti stranieri". Sulle possibili ricadute: "ci guadagnerà il paese che ospiterà le prossime regate, non la Svizzera". E ancora sui soldi, sempre sui soldi: "con i milioni sono capaci tutti".

Eh no. Anche con i milioni altre squadre hanno rimediato figuracce e sconfitte. Lo sport di alto livello è fatto di mille piccole cose, non solo di soldi, e per vincere bisogna essere il migliore in ciascuna di esse. Anche con i milioni bisogna avere il coraggio della sfida e il talento per portarla a termine, disporre di una tecnologia di punta, radunare e motivare il miglior equipaggio, possedere una capacità organizzativa e manageriale non indifferente e una forte leadership, e creare un'identità, uno spirito vincente e una narrativa che possano tenere unito il tutto per oltre tre anni.

Alinghi
(foto: www.alinghi.com)

La vittoria di Alinghi ha mostrato una Svizzera luogo di creazione e di eccellenza tecnologica, audace e perfezionista, seria e rigorosa, multiculturale e fiduciosa, aperta e cosmopolita, nomade e gioiosa, sicura dei propri talenti e della propria modernità. Una Svizzera che si sente a suo agio nel mondo agitato di oggi, sapendo ormai che è possibile vincere sul mare anche senza avere un mare -- in altre parole: che nessun progetto è troppo ambizioso.

Affermare oggi che è tutto "merito dei soldi" significa negare questa Svizzera. In alcuni è forse un riflesso di gelosia, in altri un eccesso di razionalizzazione o di modestia, o forse anche la pressione della pesantezza ambientale (incertezza economica, guerra-non-guerra, un consiglio federale che pare ogni giorno meno capace). Ma in ogni caso questo atteggiamento contiene un paradosso e un grosso rischio.

Il paradosso è che nessuno dei valori elencati sopra è nuovo: la Svizzera si è costruita su queste basi nei secoli, tutta la mitologia nazionale ne è impregnata, e il trionfo di Alinghi sulle acque neozelandesi non fa che riaffermarlo in modo spettacolare.

Anche se molti saranno ora quelli che cercheranno di appropriarsi di almeno un piccolo riflesso della gloria di Alinghi, il rischio è che l'impresa di Hauraki rimanga la vittoria di un team internazionale e non si trasformi nella vittoria collettiva di un paese; che il ritorno della squadra e della coppa non si traduca in un rimpatrio d'identità, di entusiasmo e di fiducia dei quali la Svizzera ha un grande bisogno.

Ernesto Bertarelli, intanto, guarda avanti. Come "difensore" della Coppa America può ora scegliere il luogo della prossima sfida e proporre nuove regole del gioco per rendere le regate più interessanti e l'organizzazione più professionale. Ma ha anche dovuto nominare, subito dopo la vittoria, un "Challenger of Record", il consorzio cioè che svolgerà il ruolo di capofila degli sfidanti da qui al 2007. Ha scelto OracleBMW, la squadra americana guidata da Larry Ellison.

Non è una scelta casuale: la Coppa America è un'avventura tanto imprenditoriale e tecnologica quanto sportiva. Oracle BMW è sponsorizzata dal gigante del software Oracle e dalla fabbrica bavarese di automobili. Sarà una competizione fra l'intraprendenza, l'inventiva, la tecnologia e la passione elvetiche e quelle di due leaders in industrie che in Svizzera sono quasi inesistenti: l'informatica e l'automobile. Una sfida per sua natura talmente "svizzera" da travalicare di gran lunga il "merito dei soldi". Ma sapranno capirlo, gli svizzeri?

(copyright Bruno Giussani)
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