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Evian: di cosa parleranno gli "otto"
La sostanza è oscurata dalle proteste e dalle polemiche. Eppure il vertice del G8 sarà il primo barometro dei nuovi rapporti di forza internazionali.
di Bruno Giussani
25 maggio 2003
Di cosa parleranno gli "otto" che si incontreranno domenica prossima 1 giugno a Evian? Affogata in mesi di discussioni, polemiche e psicodrammi sulle manifestazioni antiglobaliste, sui costi delle misure di sicurezza e su chi li pagherà, sull'opportunità per la Svizzera di chiedere poliziotti tedeschi in rinforzo, e sull'incontro privato (che non ci sarà) fra Pascal Couchepin e George Bush, la sostanza del G8 sembra non interessare nessuno.
In qualche modo, la visibilità degli antiglobalisti (e il fatto che saranno probabilmente molto numerosi alle manifestazioni del prossimo fine settimana), il radicalismo di alcuni di loro (il che lascia presagire violenze e depredazioni), e l'improvvisazione talvolta surreale, talvolta ridicola con la quale le autorità locali e federali svizzere hanno affrontato la preparazione del G8, hanno dirottato il senso dell'avvenimento. L'hanno trasportato sul terreno della spettacolarità e dello scontro. L'invisibilità degli "otto", in questo contesto, è mediaticamente perdente - e con essa il contenuto delle loro discussioni.
Eppure i temi che saranno posti sul tavolo durante la riunione e le posizioni espresse saranno il primo importante barometro dei nuovi rapporti di forza internazionali dopo il conflitto in Irak e le lacerazioni politico-diplomatiche che l'hanno accompagnato. Il G8 non ha poteri decisionali formali, ma per la prima volta il presidente americano George Bush, che ha vinto la guerra e ha ora bisogno di partners per "vincere la pace" e continuare la battaglia contro il terrorismo, siederà allo stesso tavolo del presidente francese Jacques Chirac, che la guerra l'ha avversata con toni durissimi. Saranno loro i protagonisti del vertice, assieme al primo ministro inglese Tony Blair che cercherà di fare da "ponte" - come tenta di fare ormai da mesi. Putin, Schröder e Berlusconi avranno ruoli di supporto, mentre Giappone, Canada e gli altri invitati (fra cui l'ONU e l'Unione Europea) saranno piuttosto spettatori.
Jacques Chirac è presidente di turno del G8 e come tale "ospita" il vertice in territorio francese e spera di farne un successo diplomatico. Ha presentato un'agenda che qualcuno ha definito "umanista": solidarietà con il terzo mondo, sviluppo sostenibile, mondializzazione a misura d'uomo, accesso all'acqua, responsabilità delle imprese. Voleva spingere per la creazione di un'agenzia mondiale dell'ambiente, ma negli ultimi giorni sembra aver accantonato l'idea. Ma non ha rinunciato a invitare una lunga serie di ospiti (paesi africani, Cina, Messico, Brasile, e anche la Svizzera), quasi volesse assicurarsi la presenza di testimoni al confronto con George Bush.
Il presidente americano ha poca simpatia per questi temi, e metterà sul tavolo delle discussioni invece problemi "pesanti" come la lotta al terrorismo, la crisi economica (non mancherà di lanciare qualche frecciata all'indirizzo dell'immobile Banca Centrale Europea), la ricostruzione dell'Irak, la "road map" per il Medio Oriente, la minaccia nord-coreana, la questione degli organismi geneticamente modificati, e inviterà gli europei a far seguire gli atti alle parole - partecipando per esempio all'iniziativa per la lotta contro l'AIDS nei paesi del sud che il presidente americano ha annunciato durante l'ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, a fine gennaio, dotando il programma di 15 miliardi di dollari. In sostanza, Bush dirà agli europei che le buone intenzioni sono lodevoli, ma che è ora di smetterla di discutere e che sarebbe tempo invece di rimboccarsi le maniche e darsi da fare tutti assieme.
Naturalmente, dietro a quello che potrebbe sembrare solo un disaccordo sull'ordine del giorno del G8, c'è una profonda divergenza di visione del pianeta. Gli Stati Uniti credono nell'azione ("let's do it") e vogliono trasformare il mondo; gli europei, Chirac in testa, il mondo vogliono limitarsi a "gestirlo" usando gli strumenti della diplomazia, i trattati e le organizzazioni internazionali. Il vertice del G8 potrà essere considerato un successo solo se permetterà un riavvicinamento di queste posizioni.
(copyright Bruno Giussani)
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