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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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Un fotografo alla riscoperta dell'armonia uomo-natura

Gregory Colbert danza sott'acqua con le balene, mette ragazzi a meditare con i giaguari e gli elefanti, e cerca di riconciliare due mondi. Meraviglioso.

di Bruno Giussani
6 giugno 2005

Ricordatevi di questo nome, perchè ne sentirete riparlare: Gregory Colbert. E' un fotografo. E sta portando avanti da tredici anni un progetto artistico e umano unico: riconciliare, attraverso le immagini, due mondi che, da simbiotici che erano, si sono allontanati e separati fino a diventare antagonisti: quello degli uomini e quello degli animali.

No, non è un animalista, Colbert. Non è nemmeno uno che parla col suo gatto. Lui danza sott'acqua con le balene, mette ragazzi a meditare con i giaguari e gli elefanti, crea coreografie con danzatrici e aquile in volo.

Ho appena visto a New York la grande esposizione di Colbert, "Ashes and Snow" (ceneri e neve) e non ho dubbi che si tratti dell'evento artistico dell'anno, e che l'opera del fotografo canadese (44 anni) sia di quelle che bisogna aver visto e sulla quale meditare - non perchè "fa chic" o perchè se ne parlerà nei salotti, ma perchè in un mondo incerto, dominato dall'artificialità e dal cinismo, dove anche l'arte è prigioniera dell'alienazione, il lavoro di Colbert è una boccata d'aria fresca, un fascio di luce, un trionfo della bellezza, una celebrazione della grazia della natura e della grandiosità dell'essere umano e dell'armonia fra i due, assoluta, fuori dal tempo.

Tutto in Colbert è insolito: non usa luci artificiali, non ritocca gli scatti al computer, non fotografa animali addomesticati. Soprattutto: espone poco. Da tredici anni (sostenuto finanziariamente da mecenati) viaggia ai confini del mondo, nelle savane, nei deserti, nelle giungle, sott'acqua, alla ricerca di immagini che possano trasmettere quest'armonia. Un paio d'anni fa mostrò per la prima volta parte del suo lavoro alla Biennale di Venezia, e fece sensazione. Poi chiese all'architetto giapponese Shigeru Ban di concepire un "museo nomade", e Ban ha disegnato una maestosa cattedrale riciclabile, fatta di containers industriali e colonne in cartone, lungo la cui navata centrale, in una paradossale sovrapposizione di metallo e poesia, sono appese, stampate in grandi dimensioni, su carta prodotta a mano, che esalta i toni del color seppia, le immagini di Colbert. (Ancora per qualche giorno il "museo nomade" sarà a New York, poi sarà smontato e ricostituito a Los Angeles; le foto saranno quindi esposte nel 2006 in Vaticano - la prima mostra non religiosa da duemila anni!).


(Copyright Gregory Colbert)

L'opera di Colbert rivisita e rivela un mondo dimenticato, un grande ordine universale nel quale l'uomo e la natura coesistevano in osmosi. Ma non c'è nostalgia nelle sue immagini: c'è invece il potere della poesia, delle emozioni, della meraviglia - e che ci si possa meravigliare davanti all'immagine di un giovane monaco che legge un libro ad un attento elefante rivela quanto necessario sia il lavoro di Colbert. Non ci sono date né riferimenti a luoghi, sulle foto. Mostrano un filmato, nel "museo nomade", nel quale Colbert stesso danza a trenta metri di profondità con gigantesche balene. Non nuota. Non cerca soltanto di avvicinarle, di farci una scena da circo. No: danza con loro, in una coreografia mozzafiato, parlando il loro linguaggio, come se fossero armoniosamente complici dalla notte dei tempi. E, a ben guardare, lo sono.

(copyright 2005 Bruno Giussani)
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