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Bruno Giussani - Articles on Politics and Society
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Da Helsinki una visione latina delle cose

La "Finnis Unioni Europaeae praesidentibus" ricorda le radici classiche della civiltà europea

di Bruno Giussani
1 ottobre 2006

Si chiama "una visione latina delle cose" (Conspectus rerum latinum). E' una piccola sezione del sito web ufficiale della presidenza finlandese dell'Unione Europea. Ed è una "prima".

La presidenza dell'Unione è assunta in rotazione semestrale dai paesi membri. Fino alla fine di quest'anno è il turno della Finlandia. E' diventata una consuetudine che ogni paese accompagni il proprio semestre con un sito web multilingue utilizzato per descrivere le proprie priorità politiche ("La Finlandia intende adoperarsi per migliorare la trasparenza e l'efficacia delle strutture dell'UE"). Nella densa rete di siti web ufficiali dell'Unione, questi siti "presidenziali" sono in generale secondari e servono più che altro come strumenti di pubbliche relazioni.

Quello della presidenza finlandese (Finnis Unioni Europaeae praesidentibus) sarà ricordato perlomeno per la piccola sezione in latino. E' un bollettino d'attualità aggiornato settimanalmente, opera di due latinisti, Reijo Pitkaranta e Tuomo Pekkanen, che una quindicina di anni fa hanno inventato un breve notiziario in latino, "Nuntii Latini", trasmesso con successo dal primo canale della radio pubblica YLE. (Un simile programma, chiamato "Amor-Roma", esisteva anche sulla RAI ma fu abbandonato qualche anno fa).

I finlandesi spiegano che l'iniziativa vuole essere un tributo alle radici classiche della civiltà europea. A mia conoscenza, l'inclusione di questa sezione nel sito non ha suscitato alcuna controversia in Finlandia. Oso appena immaginare le diatribe infinite che ciò avrebbe invece provocato nell'Italia o nella Francia d'oggi. Perchè il latino, "lingua morta", è invece vivo e vegeto in almeno uno Stato europeo che non è membro dell'UE: il Vaticano. E il suo uso è fortemente associato con la Chiesa cattolica.

Il latino è stato la lingua ufficiale del Vaticano fino agli anni Sessanta e usato durante il Sinodo dei Vescovi ancora fino agli anni Novanta. Nessuno si aspetta un ritorno alla Messa in latino, ma è un fatto che con Benedetto XVI la lingua sia di nuovo in voga. Papa Ratzinger parla un ottimo latino, e tutti i documenti ufficiali del Vaticano sono pubblicati in latino, in particolare le encicliche papali.

Il che crea qualche problema. Perchè molti di questi documenti discutono e analizzano temi sociali e politici contemporanei, in una lingua la cui evoluzione si è fermata all'alba dei tempi moderni.

Una dozzina di anni fa avevo scritto un articolo per un settimanale sugli sforzi che erano allora in corso in Vaticano per "aggiornare" il latino: per creare un dizionario di termini ed espressioni latine che permettessero di descrivere concetti e oggetti moderni. Non si trattava della prima iniziativa del genere: già Papa Pio XII aveva fatto compilare un glossario di parole latine moderne. Non so se quel dizionario sia mai stato completato, ma ricordo che per indicare oggetti moderni, invece di coniare dei neologismi, gli autori usarono spesso delle circonlocuzioni. Così, per esempio, suggerirono di tradurre "televisione" con "le piccole immagini in movimento" (imagum culae mobiles).

Non tutti gli specialisti che intervistai erano entusiasti: alcuni ritenevano che il latino fosse una lingua fatta per confrontarci con il passato, e che doveva pertanto rimanere com'era; altri che l'unico modo per veramente aggiornare la lingua sarebbe stata la creazione neologismi immaginativi, esattamente come quando la televisione è stata inventata e nuove parole sono state create per descriverla in tutte le lingue "vive" del mondo.

(copyright 2006 Bruno Giussani)
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