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Storia di @. L'origine della "chiocciola" e altre poco note vicende dell'Internet

Recensioni e altri articoli

Analogie strabilianti da scoprire con divertimento

di Alda Fogliani, Rivista 3Valli, giugno 2003

Non vi è concordanza sull'origine e tanto meno sul nome proprio del segno "@". Quella "a" con la coda allungata, fino a formare quasi un cerchio attorno alla stessa vocale, dispone di un bel serraglio di nomi in mezzo mondo. Dalla nostra chiocciola/chiocciolina, alla lumaca (coreano) alla scimmia (tedesco), al cagnolino (russo), alla coda di scimmia (svizzero tedesco), al bruco o verme (ungherese), alla coda di maiale (norvegese e danese), al topolino (cinese), all'aringa (ceco) e altro ancora. C'è chi la assimila al tipico dolce arrotolato (ebraico), ad una rosa (turco). I finlandesi la chiamano "segno del miao". Nel suo nuovo libro "Storia di @, l'origine della 'chiocciola' e altre poco note vicende dell'Internet", Bruno Giussani elenca una quarantina di nomi usati per identificare la @ (l'at-sign inglese) usata per separare il mittente dal nome del server negli indirizzi di posta elettronica.
Storia di @ Cover

Quello che si sa per certo è che ad introdurre quel segno distintivo è stato Ray Tomlinson, un giovane ingegnere informatico americano che nel 1971 riuscì per primo a spedire un messaggio elettronico da un ordinatore all'altro. Sul motivo per cui quel segno si trovava sulla tastiera di Tomlinson i linguisti sono divisi. Scrive Giussani: "Alcuni pensano che il segno @ abbia origine nel primo Medioevo, quando i monaci copisti che riproducevano manoscritti lo avrebbero creato contraendo (a vantaggio della rapidità) la parola latina "ad". […] La maggioranza dei linguisti ritiene che il segno "@" sia di concezione più recente, apparso nel XVIII secolo in ambito commerciale come simbolo indicante il prezzo per unità di un prodotto. […] Più recentemente tuttavia un altro specialista, Giorgio Stabile dell'Università la Sapienza di Roma, ha prodotto alcuni documenti veneziani del Cinquecento dove il segno "@" appare come un'icona rappresentante un'altra unità di peso…".

Sulla scia della "Storia di @", Bruno Giussani presenta Internet (la grande rete mondiale - world wide web) dal punto di vista delle influenze che questo moderno mezzo di comunicazione ha sulle attività, sulla vita privata e sociale dell'umanità.

La pubblicazione raccoglie dieci testi di Giussani, per loro natura sempre d'attualità, pubblicati in questi ultimi anni in lingua inglese e francese (New York Times, Industry Standard, Bilan). Oltre a far riflettere sul fatto che, benché non ci sia niente di nuovo sotto il sole, il mondo è in continua evoluzione, Giussani presenta importanti e interessanti opportunità offerte da Internet. Disquisisce poi sul fatto che l'apparire di ogni novità ha sempre trovato la maggior parte delle persone impreparate e, poiché l'ignoto fa paura, anche la grande rete non è sfuggita ai fenomeni di demonizzazione. Fenomeni che hanno toccato la stampa, con la nascita dei primi testi, il telegrafo, mezzi con cui Internet presenta analogie strabilianti, da scoprire con divertimento nelle pagine di Giussani. Come già detto, niente di nuovo sotto il sole dunque!

Certo, di Internet se ne può fare un uso improprio, come di ogni cosa del resto. Un tema, questo, che Giussani non tocca.

Fra le cose su cui si sofferma segnaliamo, a mo' di stuzzichino, il capitolo "La carità come business" dedicato alla più potente organizzazione filantropica del mondo capitanata da Melinda French Gates, moglie di Bill Gates, contagiato dalla consorte (a comprova del fatto che dietro un grande uomo sta sempre una grande donna) nella promozione di azioni umanitarie dai tangibili risultati, grazie all'applicazione degli stessi metodi che hanno fatto di Bill Gates l'uomo più ricco del mondo.

"Le fondazioni filantropiche tradizionali sono oggi spesso diventate burocrazie lente e inefficaci. In molti casi la metà dei loro budgets è inghiottita dai costi di gestione, hanno strutture pletoriche".

Interessante è anche scoprire un'iniziativa nata a Praga, descritta nel capitolo "Gli attivisti del venture capital", che ha consentito, fra le molte iniziative volte a formare giornalisti e tecnici dei media di molti paesi in via di sviluppo con lo scopo di favorire la democrazia, di sostenere il passaggio dell'Indonesia alla democrazia utilizzando Internet per collegare fra di loro oltre 230 stazioni radio locali sparse sulle 13 mila isole di cui è formata quella Nazione.

Sull'onda di queste notizie positive, ci viene spontanea una domanda per Bruno Giussani. Dopo gli sconquassi della "new economy", poiché non appare evidente sfuggire alle regole del "villaggio globale", ci sono prospettive per una globalizzazione dal volto più umano, che tenga conto non solo delle aride leggi del profitto a tutti i costi, ma anche delle risorse umane e della tutela dell'ambiente?

"Penso di sì, e penso che molti stanno già spendendo energie in questo senso. E molti fra questi vengono proprio dalla "new economy", gente che sta mettendo la grande esperienza imprenditoriale, organizzativa e analitica accumulata durante quegli anni (che per molti sono stati una sorta di "università della vita" accelerata e molto intensa, finanziata con i soldi della Borsa -- forse sembra cinico dirlo così, ma è la verità) al servizio di cause filantropiche, ambientali, ed in generale per creare un mondo migliore. La globalizzazione è inevitabile, ma i suoi impatti negativi non lo sono, ed è per limitarli o eliminarli che molti reduci della "new economy" stanno ora lavorando".

(Copyright Rivista 3Valli 2003)
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